Il contratto con il Newcastle è scaduto ma non ha ancora trovato squadra. I suoi agenti hanno spedito alle squadre una brochure con tutti i 158 gol segnati in carriera. Il problema dell'ingaggio: guadagna più di 100 mila sterline a settimana di DANIELE MELONI
LONDRA - Il cognome Owen agli inglesi porta alla memoria quello di un poeta studiato sui banchi di scuola, Wilfred, esponente della Generazione Perduta. E perduto sembra anche essere Michael Owen, di professione calciatore.
A 18 anni aveva sconvolto il mondo intero ai mondiali francesi del 1998, segnando un gol partendo da centrocampo e seminando l'intera difesa argentina. Poi, tre anni e tanti gol, tutti bellissimi, dopo, con il Liverpool aveva vinto 5 coppe, e, di conseguenza, l'ambito Pallone d'Oro di France Football, diventando così il miglior calciatore europeo. A 23 sembrava che il prossimo passo per l'attaccante di Chester, un sobborgo vicino Liverpool, sarebbe stata la conquista del mondo. Con l'Inghilterra o con il Liverpool. Poi la favola di Owen si è interrotta. Anzi, sarebbe il caso di dire si è spezzata. Perché a spezzarsi sono state le sue ossa, quelle dei piedi e a sfaldarsi, ripetutamente, sono stati i suoi muscoli.
Eppure nonostante una condizione fisica sempre precaria, Owen i gol ha continuato a farli. Tanti da destare l'interesse del Real Madrid di Florentino Perez, già da allora dedito alle spese folle e a collezionare Galacticos, che, alla fine, galattici non erano. Era il 2004 e Owen nel Madrid giocò solo una stagione, 35 presenze e 13 gol. Poi il passaggio al Newcastle e l'inizio del declino. Suo e della squadra. Il Newcastle quest'anno è retrocesso e Owen, col contratto in scadenza il 30 giugno è a caccia di una squadra. Non ha ancora 30 anni, li compirà il 14 dicembre prossimo, ma nessuno se la sente di puntare su di lui.
La definizione più corretta per definire l'ex baby-prodigio del calcio inglese è quella ossimorica di giovane anziano. Già quest'inverno, nella consueta transfer-window di calciomercato, Owen aveva lanciato messaggi nemmeno troppo sibillini a buona parte delle squadre della Premier League: "Sono libero, venite a prendermi". E si sussurrava di un interesse dell'Aston Villa, del Manchester City, del Tottenham, squadre alla ricerca del bomber che potrebbe fargli fare il salto di qualità. Ma non se ne fece nulla. Qualcuno parlò anche dell'Inter di Mourinho, un suo vecchio estimatore. E Owen restò a Newcastle, per accompagnare i Magpies nella seconda serie del calcio inglese dopo 16 anni.
Nelle ultime giornate di Premier col Newcastle in lotta disperata per salvarsi, Owen ha dato una pessima prova di sé. Goffo, sempre in ritardo all'appuntamento col gol e sovrastato fisicamente dagli avversari. In queste condizioni, e con un contratto non certo da giocatore di secondo piano - si parla di più di 100 mila sterline a settimana -, nessuno è disposto a scommettere su di lui, tanto che la società che si occupa della sua immagine ha iniziato a spedire brochure e dvd con tutte le sue reti in giro per l'Inghilterra.
Nessuno, tranne Phil Brown, manager dell'Hull City, proprio la squadra che si è salvata a spese del suo Newcastle. "Spero di portare a termine l'ingaggio di Owen entro una settimana" - ha detto Brown dopo aver appreso che il giocatore non ha intenzione di rinnovare con il Newcastle. Il manager del giocatore ha parlato anche di "potenziali acquirenti all'estero" ma wonder-boy ha ribadito che vorrebbe continuare a giocare in Premier.
Già, perché nell'anno dei mondiali ci sarebbe da convincere un certo Mister Fabio Capello, finora poco propenso a dargli fiducia, a convocarlo nei 23 per il Sudafrica. In fondo tutto è cominciato da un mondiale e con un mondiale potrebbe finire. Per dimostrare di non essere né perduto, né un giovane anziano.